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GLOSTER: obbiettivo equilibrio…

Articolo pubblicato nel n°5 anno 2005 della rivista specialistica di ornitologia- ALCEDO-


E’ stato già scritto in più occasioni, che sia la C.T.N. FPL che la COM hanno disposto che l’orientamento selettivo del canarino GLOSTER FANCY deve essere finalizzato alla riduzione della taglia. Su tale proposito, credo che “noi glosteristi” siamo tutti d’accordo, però vorrei appuntare alcune considerazioni personali sui risultati che tali direttive stanno scaturendo in sede di giudizio.
Allevo gloster dal 1989 e col tempo,partecipando alle varie manifestazioni di settore,ho riscontrato dei cambiamenti notevoli in merito alla tipologia di questo canarino. Mi spiego meglio.
Fino a sei/sette anni fa si tendeva a premiare canarini piuttosto appariscenti, con ciuffi enormi ma ahimé con taglie superiori ai 13,5 cm e soprattutto pesanti nel piumaggio e quindi molto poco ‘eleganti’. Oggi accade l’esatto contrario,i soggetti vincitori sono sempre più spesso quelli più piccoli. Però il gloster non è solo taglia.
Nelle caratteristiche ideali, questo canarino dovrebbe avere un ciuffo di 30mm di diametro che poggia ‘senza collo’ su tre dita di spalle,il tutto in una lunghezza di 11cm. Personalmente, in tanti anni che allevo, un gloster con queste caratteristiche non l’ho ancora visto. E la ragione è molto elementare,in quanto nel momento in cui cerchiamo di allargare i ciuffi e le spalle, dobbiamo necessariamente allungare e allargare la piuma e va da sé che la taglia andrà a sforare la soglia degli 11 cm.
Se viceversa puntiamo a ridurre la lunghezza, dovremo stringere il piumaggio ma nel contempo ridurremo anche l’ampiezza delle spalle e dei ciuffi.
Nei ‘ testi sacri’ alla voce taglia è scritto:”tendente al diminutivo”, ma credo che, riportato in questi termini, il concetto sia per lo meno riduttivo pertanto proverò ad esprimere la mia personale interpretazione. Innanzitutto la lunghezza reale (misurazione eseguita manualmente) sarà senz’altro maggiore di quella che il soggetto manifesta quando assume la posizione corretta(45°) ed è proprio quest’ultima che va considerata come parametro di riferimento per una corretta selezione. Credo che la taglia non sia soltanto una misurazione lineare, piuttosto il risultato corretto di una speciale ’equazione’:taglia = lunghezza + ampiezza delle spalle + larghezza della testa.
Se due soggetti hanno ipoteticamente la stessa lunghezza, quello con la testa più larga e le spalle più ampie darà sempre l’impressione di essere più piccolo dell’altro.
Un caro amico giudice mi ha fatto notare che immaginando di osservare uno stuzzicadenti (mi si passi il paragone), visto così com’è, ci appare senz’altro lungo però, secondo lui, se allo stesso diamo un diametro di 1 cm. ci sembrerebbe sicuramente meno lungo e se ancora il diametro fosse di 2 cm. lo considereremmo addirittura corto!
E’ fondamentale quindi, sia per noi ‘addetti ai lavori’ ma soprattutto per i giudici, allenare il più possibile l’occhio a confrontare queste assi immaginarie che consentono di distinguere non tanto un gloster piccolo da uno grande (cosa abbastanza semplice), ma un soggetto solo piccolo da uno meno piccolo ma complessivamente più tipico.
Secondo me, l’obbiettivo a cui noi allevatori di gloster dobbiamo mirare è il giusto equilibrio, nel senso che non bisogna puntare ad ottenere soggetti eccellenti in una sola delle voci previste dallo standard, cioè o solo la taglia o solo la corona o solo il corpo. La nostra selezione deve essere invece finalizzata alla giusta armonia delle proporzioni tra i diametri traversi (spalle-taglia) che devono essere il piu’ possibile simili tra loro.
Il gloster è un canarino di ‘forma’ , con morfologia di tipo brachimorfo, con profilo convessilineo (simile ad un uovo di 70-80 gr. sul cui polo ottuso immaginiamo adagiata la corona e con la coda che fuoriesce dal polo acuto), dal formato piccolo (ellipometrico) e dalla posizione semieretta (45°), quindi esso deve essere bombeggiante sia sul dorso che nella chiusura fra le zampe, potente o se si preferisce tozzo e al tempo stesso elegante nei movimenti, con un ciuffo più largo che lungo. Nello specifico, un gloster non deve essere assimilato nella selezione ad un canarino di razza spagnola, in cui la maggiore minutezza della taglia influenza per il 90% l’esito di un buon giudizio espositivo ma si accompagna anche ad una maggiore esilità dell’intelaiatura ossea. Così facendo, i soggetti perderebbero la loro tipicità e con questo restauro incauto si finirebbe per rovinare la bellezza di quella che è, a tutti gli effetti, un’opera d’arte.
Proseguendo in questa rapida carrellata di riflessioni, penso che il punto di partenza per ottenere un gloster equilibrato, sia il piumaggio. Supponendo ipoteticamente di confrontare, come accade in sede di giudizio, due canarini molto simili tra loro nel corpo, nella corona e nella taglia, quello con la piuma più lucida e carica di lipocromo avrà sicuramente fianchi più aderenti e contorni più netti, e quindi la brillantezza e la sericità del piumaggio esalteranno anche le altre caratteristiche e il soggetto sarà più bello nel suo complesso. Osservare un soggetto con il piumaggio scomposto è come vedere una fotografia scattata senza mettere a fuoco l’obbiettivo, e quindi il canarino non sarà grazioso ed elegante come dovrebbe essere.
Un gloster di alta qualità deve avere un piumaggio soffice e lucente come seta e anche un caldo colore di fondo, ma questo è solo il punto di arrivo.
Vi posso garantire che non è cosa affatto semplice assortire i due partners della coppia bilanciando perfettamente i rispettivi piumaggi. E’ opinione diffusa che l’accoppiamento ideale sia quello tra un soggetto brinato ed uno intenso, ma questo poteva essere vero trenta anni fa quando sia gli allevatori che i giudici erano molto meno esigenti e soprattutto il livello selettivo raggiunto non era certamente quello che oggi siamo abituati a vedere alle gare. La qualità media dei gloster esposti è ogni anno più alta, così non è facile per chi giudica mettere tutti d’accordo sul canarino vincitore.
Oltre ai brinati e agli intensi esistono una serie di piumaggi di lunghezza e tipologia intermedia (semi-intensi) o comunque variabile (doppio-intensi e doppio-brinati), così i risultati di un accoppiamento possono essere totalmente diversi sostituendo un partner con un altro. A ciò si aggiunge che non tutti gli intensi sono uguali tra loro, infatti quelli da esposizione hanno spesso la piuma più lunga e più larga dei brinati stessi quindi secondo me, difficilmente potranno risultare utili a migliorare la qualità di questi ultimi. Risultano essere di fatto dei canarini fini a sé stessi e vanno considerati a tutti gli effetti dei brinati.
Gli intensi a piumaggio corto e lucente avendo una maggiore ossidazione, una piuma più stretta e dura e un lipocromo più carico, possono invece esserci d’aiuto ‘in corso d’opera’ allo scopo oltre che di ridurre la taglia, di migliorare la compattezza e l’aderenza del piumaggio dei nostri brinati che sicuramente sono quelli che meglio manifestano la tipicità della razza.
Tuttavia l’inserimento di soggetti intensi in un ceppo di brinati va fatto con raziocinio, perché spesso può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Infatti, con questa operazione avremo una prole certamente con fianchi più aderenti e un piumaggio più brillante, di contro però esalteremo dei difetti quali spalle più strette, corone a volte irregolari, carenza di chiusura e meno rotondità nel complesso.
Occorre essere molto pazienti perchè se la selezione ha seguito la giusta strada, i frutti di questo lavoro impiegheranno anni ad arrivare.
Personalmente preferisco accoppiare dei buoni brinati con soggetti semi-intensi nel tentativo di raggiungere il giusto compromesso tra le rotondità, la luminosità del piumaggio e la taglia, provando a realizzare una sorta di alchimia per ottenere quel valore aggiunto che solo i gloster equilibrati hanno.
Assortire le coppie cercando di bilanciare quello che appare ai nostri occhi, cioè il fenotipo dei vari soggetti, è sì un’ottima strategia, ma spesso i pullus ottenuti sono assai lontani da quelli sperati.
Fermarsi alle apparenze è un errore da non commettere se si aspira ad ottenere dei buoni risultati espositivi. Infatti, è basilare conoscere il corredo genetico dei due partners e solo indirizzando la nostra selezione verso l’equilibrio del genotipo, si alleveranno canarini di buon livello.
Per ‘inquadrare’ i difetti e i pregi presenti nei geni di un soggetto occorre ‘lavorarlo’ per anni e, soltanto dopo tre o quattro generazioni, accoppiandolo, si può in linea di massima sapere già in partenza a che tipo di progenie andremo incontro.
Quando creo una coppia, il cui profilo genetico è frutto della mia selezione, posso prevedere in linea di massima il ‘tipo’ dei canarini che verranno fuori. Infatti, è possibile, entro certi limiti ed applicando con giudizio la consanguineità, conoscere in partenza le caratteristiche dei soggetti prodotti.
Ogni linea di sangue manifesta delle peculiarità che permettono di riconoscere il ceppo di provenienza già al semplice colpo d’occhio. Infatti i ‘grandi maestri inglesi’ selezionano in modo differente il gloster, ognuno secondo il proprio gusto, interpretando lo standard di questa razza nei limiti del possibile in modo diverso. Alcuni prediligono esaltare il ‘blocco’ trascurando a volte la pregevolezza del piumaggio, altri espongono soggetti più minuti e meno tondi ma con un livello di ossidazione della piuma e delle zampe da suscitare l’ invidia persino di alcune specie indigene.
Quasi mai da una coppia di soggetti che hanno trionfato alle mostre nasceranno altri campioni se non si conosce il patrimonio genetico di entrambi e soprattutto perché un buon razzatore deve necessariamente avere delle caratteristiche strutturali che vanno oltre i limiti previsti dallo standard ma che se ben compensate a quelle del partner porteranno ad ottenere ‘il campione’ che tutti sognano.
La mia opinione è quella di acquistare, quando è possibile, soggetti provenienti da ceppi diversi e selezionarli con la finalità di ottenere l’equilibrio tra i rispettivi pregi nel tentativo di avere gloster completi. Spesso questo tentativo selettivo rimane solo una chimera in quanto, a certi livelli, è difficile reperire riproduttori di ‘buon tipo’ da altri allevatori di fama e quindi bisogna arrangiarsi a selezionare quei pochi soggetti validi che si riesce trovare. E’ chiaro che occorrono decenni per arrivare a risultati incoraggianti, ma a volte il sacrificio è ripagato da grandi soddisfazioni. Personalmente ritengo un errore acquistare canarini di un unico ceppo, perché questa può essere una buona regola all’inizio ‘dell’avventura’, ma dopo quattro o cinque anni è necessario ‘rinfrescare il sangue’ con soggetti esterni o meglio estranei al nostro allevamento.
La consanguineità è indispensabile per fissare i caratteri positivi di un ceppo, di contro però esalta altrettanto drasticamente tutte le tare che i nostri beniamini si portano dietro, quali cecità, lumps, patologie a carico del sistema nervoso. Pertanto periodicamente non si può prescindere dal ‘tagliare il sangue’ dei nostri soggetti con quello di altri ceppi, anche a costo di fare un passo indietro a livello selettivo e conseguentemente espositivo, perché solo così facendo riusciremo a conservare nel tempo canarini rustici sia nella capacità di allevamento che nelle condizioni di salute in senso generale.
Concludendo, a parer mio, si rende indispensabile che la C.T.N. FPL fissi dei punti precisi (puntando sì al contenimento della taglia senza però sminuire le altre caratteristiche previste dallo standard della razza) affinché i neofiti, e non solo, che volessero cimentarsi ad allevare questo ‘speciale’ canarino, non corrano il rischio di perdere la bussola dell’orientamento selettivo del gloster.
Un cordiale saluto a tutti gli amici lettori.

Alessandro Innaco

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